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Dom Pielgrzyma im. Św. Józefa
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Wtorek IX tygodnia Okresu Zwykłego
2 P 3,12-15a;17-18, Mk 12,13-17
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Salvati da S. Giuseppe. La storia su Dachau

La domenica 29 aprile 1945 per sempre rimane nella memoria dei sacerdoti progionieri del campo di concentramento a Dachau. In questo giorno dovevano essere uccisi, ma sono sopravvisuti. La salvezza della vita la devono all’intercessione di S. Giuseppe.

Per ordine di Reichsfürer, SS Heinrich Himmler nell’anno 1933 a Dachau vicino a Monaco, e' stato costruito il primo campo di concentramento. E’ divenuto il campo di lavoro forzato per piu’ di 30 000 progionieri. Tra di loro c’erano quasi 3 000 sacerdoti. Il piu’ grande gruppo era costituito da 1773 Polacchi.

I sacerdoti riconosciuti invalidi sono finiti nelle camere a gas e poi brucciati nel crematorio.

Nel campo ogni giorno c’era fame, lavoro al di sopra delle forze, tifo e morte. I prigionieri dopo sei ore di sonno e dopo l’apello del mattino, tutto il giorno dovevano stare nella piazza del campo oppure portare le marmitte di 100 chili con il cibo per tutto il campo. Sul blocco non potevano stare nemmeno i malati usciti dall’ospedale. Ogni giorno sceglievano i lavoratori per i lavori saltuari/irregolari: per spazzare la neve (durante l’inverno), per disribuire la biancheria nel magazzino, i trasporti dei letti, per imbarco carico ecc. I prigionieri erano picchiati e umiliati.

Ordinavano loro di fare “lo sport” gettandosi nel fango. I tedeschi li picchiavano sulla testa con i bastoni e con le scarpe pestavano quelli, che non immergevano abbastanza profondamente la faccia nel fango. I nazisti sfruttavano in modo particolare i sacerdoti per le sperimentazioni pseudomediche guidate dal prof. Dr Clause Schilling. All’inizio dell’esistenza del campo il rifiuto di partecipare ad essi era la pena di morte. Li contaggiavano con la malaria esaminando le possibilita’ di cure di questa malatia per i militari tedeschi. Facevano le sperimentazioni con le basse temperature e pressione, per vedere in quali altezze potevano volare gli aviatori. La situazione e’ cambiata un po’ dopo la sconfitta a Stalingrad nel febbraio 1943, quando i tedeschi hanno mandato i giovani soldati SS dal campo al fronte dell’est. Il nuovo presidio composto dai tedeschi piu’ vecchi era piu’ umano. Hanno allegerito la disciplina del campo e hanno permesso di spedire ai progionieri i pacchi con i viveri.

La forza che scaturisce dall’Eucaristia

Per utilizzo della propaganda dei seguaci di Hitler, il 22 gennaio 1941 hanno dato al clero a disposizione la cappella nel blocco 26, nella quale una volta al giorno celebravano la S. Messa e si poteva ricevere la Santa Comunione. Come ricordano i progionieri, grazie a questo, tante volte riuscivano sopravvivere alle difficili condizioni del campo.

Ma questo e’ durato soltanto fino al 17 settembre. Tra i sacerdoti hanno assegnato i sacerdoti tedeschi e li hanno messo nel blocco 26. Da quel momento la cappella e’ stata chiusa per i sacerdoti Polacchi. A volte i prigionieri – i sacerdoti Tedeschi – di nascosto fornivano ai sacerdoti Polacchi il vino e le ostie per la celebrazione delle S. Messe nelle baracche tra i letti. Alcuni dei sacerdoti durante la permanenza (che durava alcuni anni) a Dachau, sono riusciti a celebrare l”Eucaristia soltanto una volta. Si spezzava l’Ostia a 20 o di piu’ pezzetti, perche’ tutti potessero riceverne almeno un pezzetto. Di nascosto si portava la Santa Comunione agli ammalati nell'ospedale del campo e anche agli agonizzanti, malati di tifo. Gesu’ presente nel Pane Eucaristico sprigionava in loro le forze per sopravvivere e li aiutava a morire con dignita’. Nonostante le proibizioni, si pregava insieme, si facevano le prediche e le conferenze. Don Francesco Korszyński, il Vescovo successivo di Włocławek, ha organizzato anche il seminario maggiore nel teritorio del campo.

Affidamento a San Giuseppe

I sacerdoti Polacchi davano aiuto e sostenevano spiritualmente i progionieri. E proprio tra di loro e’ sorta l’iniziativa per chiedere l’aiuto a San Giuseppe, Colui che custodiva dalla morte il Figlio di Dio. Gia’ l’8 dicembre 1940 nella capella del campo a Sachsenhausen, un gruppo di sacerdoti del bloccho 18 ha affidato la vita a San Giuseppe di Kalisz. Volevano, che questo atto lo compissero anche i sacerdoti degli altri blocchi, ma il 13 dicembre 1940 i sacerdoti sono stati trasportati a Dachau. La` hanno rinnovato questo atto nelle preghiere provate. Si sono affidati anche al Cuore Immacolato della Vergine Maria e al Sacratissimo Cuore di Gesu’.

La preghiera dei condannati

Alla fine della guerra i progionieri avevano paura dello sterminio. Gli SS  hanno portato alcuni gruppi fuori del campo e li hanno uccisi. Per questo si e’ ritornati all’atto di affidamento a San Giuseppe. Ora a questo avvenimento si preparavano spiritualmente i sacerdoti e i laici. Vegliava su questo il comitato sotto la guida di don Francesco Jedwabski. Si facevano  le conferenze, e cio’ che e’ piu’ importante si celebrava la novena a San Giuseppe, come  preghiera dei condannati per salvare la patria, le famiglie e loro stessi. I prigionieri per 9 giorni si riunivano nella cappella dei sacerdoti Tedeschi, chiedendo al Santo il miracolo della liberazione. L’ultimo giorno della novena il 22 aprile 1945,durante le due Messe, quasi 800 sacerdoti e laici hanno fatto l’affidamento a San Giuseppe in unione spirituale con il santuario di Kalisz. I sacerdoti non solo si sono affidati alla protezione di San Giuseppe, ma anche hanno promesso di divulgare il Suo culto e dopo la liberazione avrebbero fatto pellegrinaggio in Suo omaggio al Santuario ed avrebbero contribuito a iniziare l’opera di Misericordia sotto il Suo Patrocinio. Come  ricorda il vescovo Franciszek Korszyński, questo e’ stato il piu’ numeroso gruppo di persone che nel campo ha pregato pubblicamente per ottenere il miracolo della liberazione. I sacerdoti prigionieri non conoscevano allora l’ordine segreto di Reichsfuhrer SS Heinrich Himmler, il quale aveva progettato la liquidazione del campo cosi' che  nessun progioniero doveva essere vivo quando arrivavano i nemici. Sette giorni dopo il 29 aprile alle ore 21.00 doveva scoppiare un incendio come segnale per la divisione “SS Wiking” che era accampata vicino. Essa doveva entrare nel campo e raderlo a terra.

Il miracolo della liberazione

Quattro ore prima della realizzazione del comando il campo custodito dalla guardia armata e’ stato conquistato da un piccolo gruppo di alcuni soldati dell’armia del gen. Patton, che si indirizzava verso Monaco. Alla notizia dell’arrivo degli Americani, i 32 000 prigionieri superando la paura sono corsi con gioia fuori dalle baracche. Uno dei piantoni della torre ha cominciato a sparare. Anche se i soldati tedeschi erano sei volte di piu’, gli Americani non sapendo di questo, hanno risposto con il fuoco. Subito dopo la liberazione del campo, il comandante americano ha invitato tutti alla preghiera di ringraziamento con il Padre Nostro. Nella cappella hanno cantato il “Te Deum”. Invece i reparti di divisione SS Wiking che venivano da Monaco sono stati vinti dai soldati americani. Per i sacerdoti era chiaro – il miracolo della liberazione era dovuto all’ intercessione di San Giusepe. Lui era il loro intercessore presso Dio. Nel giorno della liberazione nel campo c’erano 856 sacerdoti.

Come d’accordo con la promessa fatta, coloro che sono sopravvissuti nel 1948 per la prima volta sono arrivati al santuario di San Giuseppe di Kalisz in pellegrinaggio per il ringraziamento. E ogni hanno rinnovano le loro promesse. Come votum per la liberazione sono state costruite: La Cappella dei Martirio e della Gratitudine nei sotteranei del santuario e l’Istituto degli Studi sulla Famiglia a Łomianki.

Giovanni Paolo II durante il Suo pellegrinaggio a Kalisz nel 1997 ha ringraziato i sacerdoti prigionieri di Dachau per “l’iniziativa che e’ nata nei terribili giorni nel campo di concentramento”, “per questo dopo essere usciti da Dachau rimangono nel ringraziamento” e “pellegrinano al Santuario di San Giuseppe a Kalisz... pregano per i loro persecutori” ed i fratelli che “non sono sopravvissuti nel campo”.